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Venerdì 13 Marzo 2026
Ore 17:30
Con il prof. Attilio Bruzzone, è ripartita la nuova attività simposiale. Tale attività rappresenta la continuazione, pur con alcuni cambiamenti, del "mitico" progetto che, ormai quasi sette anni fa, avviarono lo stesso Attilio Bruzzone e Andrea Guidi. Il cammino percorso in questi anni di proficua collaborazione è il presupposto ineludibile e il riferimento costante del «nuovo corso» simposiale. Con il prof. Bruzzone, condividono l'onore - e l'onere! - dell'organizzazione degli eventi l'immancabile Patrizia Lodi (responsabile del cineforum) e i giovani studiosi Greta Boffito, Maria Bolla Pittaluga, Alberto Bottino, Giovanni Calzolari, Ilaria Gazzini, Simone Levy, Andrea Papi, Filippo Piazza, Francesco Renon, Alessio Tassotti e Pietro Valente.
Chiunque, se ha qualcosa di preparato in relazione ai temi che compaiono nei titoli dei simposi, può candidarsi per un intervento iniziale, contattando in precedenza il prof. Bruzzone. Come in passato, gli incontri sono gratuiti e aperti a tutti, nessun relatore percepisce denaro e nessun uditore ottiene vantaggi o crediti. Scopo precipuo di questa attività è promuovere la cultura al di là di ogni logica di profitto e al di fuori di ogni gabbia ideologica. Nello spirito dialogico della tradizione platonica, i simposi comprendono una cena filosofica in cui è possibile scambiarsi idee, condividere momenti piacevoli e sviluppare ulteriormente le tematiche affrontate negli interventi pomeridiani.
I simposi sono ospitati dal circolo ARCI «Zenzero», via Torti 35 (zona San Fruttuoso), il venerdì dalle 17.30 alle 20.00 circa. Si ricorda che la frequentazione dei simposi comporta il tesseramento ARCI.
Il programma dell'imminente sessione invernale-primaverile è il seguente:
Fino agli albori dell’età moderna, il termine rivoluzione significava il moto orbitale dei corpi celesti: il movimento che torna sempre al punto d’origine. Oggi, pensando allo stesso termine, abbiamo in mente l’opposto: la deflagrazione del continuum della Storia, lo sforzo violento per il cambiamento. Il placido, e sempre identico, movimento celeste lasciò campo libero al vorticoso tentativo, «umano troppo umano», di sostituzione della realtà irrazionale con la razionale Storia redenta. Forse che in questa «astuzia» del linguaggio si nascondano le più profonde contraddizioni del fenomeno rivoluzionario? Tanto vasta da sembrare vuota, tanto intensa da sembrare falsa, la rivoluzione rifugge qualsiasi individuazione univoca. Il concetto di rivoluzione è religioso e radicalmente ateo, è il trionfo dell’individualità (Rivoluzione francese) e la sua negazione (Rivoluzione bolscevica), è la sottomissione dello spazio economico alla politica e viceversa. La rivoluzione è, insomma, sia la «locomotiva» (Marx) che il «freno d'emergenza» (Benjamin) della Storia. Oggi è imperativo "mettere le cose a posto" riguardo a questo monstrum, che, mediante l'incomprensione del suo fallimento, influenza negativamente la realtà politica e sociale dell'intero globo. Intervento di Filippo Piazza con una postilla di Attilio Bruzzone.
Nietzsche, nel Così parlò Zarathustra (1885), teorizzò l'oltreuomo come figura successiva all'ultimo uomo, descritto nella parte quinta della Prefazione. L'ultimo uomo era tale perché non più in grado di creare al di sopra di sé stesso.Religione e violenza
Nella seconda metà del Novecento predominava tra gli intellettuali occidentali la convinzione (alimentata dai “maestri del sospetto” ottocentesco) che le religioni storiche fossero solo la proiezione di desideri infantili e che quindi qualsiasi discorso sul religioso (o sulla religiosità umana) non avesse più niente di sensato da dirci. La rilevanza che le religioni positive hanno riacquistato di recente con la diffusione dei nuovi nazionalismi e populismi, sembra però mostrare il contrario. Le religioni non solo rispondono ancora al bisogno di senso e di orientamento dei singoli individui, ma si offrono a molti gruppi etnici o nazionali, in situazioni di conflitto o di crisi, come un collante sociale in grado di rinsaldare la loro identità e memoria storica. Purtroppo, per questa loro prevalente connotazione etnica, le religioni finiscono però per trasformarsi in potenti fattori di scatenamento o legittimazione di comportamenti violenti e sanguinari. È vero che le religioni, che dovrebbero in primis essere fonte di fiducia e pace interiore, hanno sempre dato ampio spazio alla violenza nella costruzione delle gerarchie sociali, nella prassi didattico-morale, nei riti di iniziazione e di passaggio, nei sacrifici cultuali, nel comminare punizioni/penitenze e nelle pratiche ascetiche. È però in particolare la loro pretesa di possedere in esclusiva la verità assoluta che le ha rese spesso fattore scatenante di guerre sante e massacri di eretici. Intervento di Roberto Garaventa, già ordinario di Storia della filosofia contemporanea all'Università di Chieti-Pescara.
Spesso presentata come una tecnologia del futuro, l’intelligenza artificiale sta già riplasmando l’architettura dell’ordine mondiale, il sistema economico e il rapporto tra uomo e potere. Non si tratta di una semplice innovazione lineare, ma di una rivoluzione strutturale che si manifesta in modo eclatante nella competizione tra le grandi potenze per il controllo di algoritmi e big data. Negli Stati Uniti e in Cina, dove domina un apparato militare sempre più tentacolare e onnipervasivo, i magnati dell’alta tecnologia detengono il controllo delle infrastrutture materiali e digitali indispensabili per la sicurezza dello Stato. La guerra diventa così il laboratorio permanente in cui tecnologie immature vengono testate e impiegate per uccidere a basso costo. Il pendant di questa trasformazione epocale è la progressiva «obsolescenza» dell’umanità, preconizzata da Günther Anders in tempi meno sospetti e testimoniata emblematicamente dal dislivello ormai pressoché incolmabile (la «vergogna prometeica» di cui parla Anders) tra l'uomo - antiquato, inadeguato, secondario - e i suoi prodotti - nuovi, efficienti, indispensabili. Lo sviluppo di apparati d’arma autonomi apre, infine, a scenari inediti e inquietanti: non è più impensabile che, in un avvenire non troppo lontano, i conflitti saranno decisi da sistemi, svincolati da ogni controllo, che apprendono e rispondono in tempo reale. Sarebbe, però, illusorio pensare che ciò renderà la guerra più razionale o meno sanguinosa. Al contrario, pur ridotto a entità marginale, l'uomo resterà al centro, ma sempre più come bersaglio in un folle bellum omnium contra omnes a somma zero. Giacomo Mariotto, collaboratore di «Limes», in dialogo con Attilio Bruzzone.