Il Lascito di Antonio

Il 16 aprile 2025 
Antonio ci ha lasciato. 

Antonio Manti una delle colonne dello Zenzero, medico, attivista, l’anima di questo gruppo. 

Portare avanti il lavoro del Gruppo Salute e Sanità senza Antonio non è cosa facile, ma cerchiamo di provarci. 

Vale la pena, a questo proposito, rileggere la lettera che Antonio aveva scritto quando è andato in pensione nel 2011 e che è stata resa pubblica in occasione del suo funerale.

Cari colleghi, ho passato con voi una parte importante della mia vita, oltre 14 anni, e nel

congedarmi desidero condividere alcune riflessioni.

Ho considerato il lavoro come il mezzo principale di realizzazione personale e sociale. Non certamente l’unico: essere padre, fare attività sociali, essere aperto e disponibile alle novità sono cose a cui ho molto tenuto; ma è soprattutto attraverso il lavoro che ho ritenuto di dare il mio contributo alla società.

Certo ho avuto la possibilità, e non lo considero solo un mio merito, di fare un lavoro che ho scelto e in cui ho sempre creduto: lavorare nel Servizio sanitario, facendo il medico di sanità pubblica, di prevenzione.

Questa professione raccoglie due caratteristiche:

essere un servizio pubblico,

prevenire le malattie, cercare di impedire che danneggino le persone.

Sono fiero di operare in un servizio pubblico, in una istituzione che ha come fine la tutela della salute, che è un diritto fondamentale dei cittadini e un interesse della collettività. La sanità, così come la scuola, l’amministrazione della giustizia, la sicurezza sociale hanno finalità sociali e pertanto la loro gestione da parte dell’amministrazione pubblica dovrebbe costituire una migliore garanzia di rispetto di tali finalità. Ogni altra diversa gestione espone al pericoloso rischio di conflitti tra interesse pubblico e privato. Non condivido pertanto la libera professione per i dipendenti del SSN e sono ostinatamente contrario a questa possibilità, che in definitiva crea cittadini di serie A e di serie B nella fruizione dei servizi sanitaria

Naturalmente il concetto “il servizio pubblico produce utilità sociale” non può mai essere considerato assolto automaticamente ed è dovere di ogni operatore pubblico chiedersi continuamente se la propria attività (e anche la propria amministrazione) stia continuando a svolgere la sua funzione sociale. Nessuno di noi è solo un esecutore: come insegnava don Milani nella scuola di Barbiana, ognuno può e deie senürsi responsabile di tutto e, rispondendo principalmente alla propria coscienza, non esimersi dall’ esprimersi e dal dare il proprio contributo.

Fin dall’inizio della carriera ho apprezzato l’importanza della prevenzione primaria per la salute pubblica. Personaggi come Giulio A. Maccacaro e Lorenzo Tomatis sono stati i miei maestri: da loro ho imparato che spesso l’unico intervento veramente efficace per salvaguardare la salute è quello di controllare e, se possibile, eliminare i fattori di rischio.

Ancora oggi, nonostante progressi della medicina, le malattie degenerative, compresi i

tumori, non hanno quasi mai possibilità di regressione e sono causa di inabilità o di mortalità, che sarebbero evitabili, se si attivassero adeguati percorsi di prevenzione. Così come una buona alimentazione, l’acqua e l’aria pulita, abitazioni confortevoli e città a misura delle persone, condizioni di lavoro salubre e dignitoso, cultura, autostima, partecipazione e socialità sono i principali determinanti di salute e nor dovrebbero mai essere tralasciati dagli operatori della prevenzione.

Spero che i miei colleghi trovino la mia stessa soddisfazione nell’operare per la prevenzione e non si lascino travolgere dalla routine quotidiana o dall’errata concezione che in fondo non c’è alcuna differenza a fare un lavoro o un altro, a farlo con dedizione o senza.

Un affettuoso abbraccio,

Antonio Manti

Chiavari, luglio 2011