Tesi per un percorso partecipativo

 Premessa. Significato della partecipazione

Viviamo in tempi in cui la democrazia viene attaccata non solo nei suoi risvolti concreti, ma anche dal punto di vista ideale e culturale. Gli organi rappresentativi sono spesso lontani dalle esigenze e dal comune sentire dei cittadini e sono spesso egemonizzati da lobbies di poteri forti, che non disdegnano il malcostume e anche la corruzione. Si afferma l’ideologia del “salvatore della patria”, a cui affidare le sorti della comunità, come garanzia di giustizia e imparzialità. Questo vecchiume ci viene proposto come modernità, che ha diritto di sostituire le tradizionali forme della democrazia.

Riteniamo invece che bisogna andare in altra direzione: non restringere la gestione del potere, non marciare verso regimi oligarchici, ma affermare la democrazia, correggere le storture dell’attuale sistema, facendo partecipare alla gestione del potere la maggior parte possibile della cittadinanza, quale garanzia che le scelte politiche, rese particolarmente difficili dalla crisi economica e sociale in atto, perseguano il bene comune e non gli interessi di una minoranza.

Siamo convinti che il salto di qualità consista:

  • a livello ideale nell’accettare il concetto della “funzione pubblica dei cittadini”,

  • a livello politico e amministrativo nell’applicare questo principio nella prassi quotidiana, in un processo che si ponga l’obbiettivo della maggiore partecipazione possibile.

La difesa dei beni comuni, oggetto delle mire degli speculatori, non può non fare riferimento a coloro che, con la privatizzazione di tali beni, verrebbero espropriati di diritti e servizi. D’altra parte i problemi di valenza generale otterrebbero la migliore soluzione dal contributo partecipativo dei soggetti (cittadini e lavoratori), che quei problemi vivono e/o subiscono.

Non nascondiamo che l’allargamento della democrazia, costituito dal processo partecipativo, sia oneroso e difficile. Non è semplice:

  • dare a tutti la possibilità di esprimersi (a partire da quei soggetti a cui questa possibilità è stata storicamente negata),

  • ascoltare i diversi punti di vista, che portano interessi a volte contrastanti,

  • valutare le diverse posizioni e metterle in ordine secondo principi di giustizia,

  • mediare tra le diverse proposte e adottare le decisioni, che corrispondano il più possibile al bene comune, con la maggiore condivisione possibile.

Ma è questo il compito della politica, questo sarebbe il segno del cambiamento che oggi i cittadini si aspettano. Per tali scopi c’è bisogno di personalità politiche, molto più capaci di manager abili a far quadrare i conti, perché, oltre alla compatibilità economica, tali figure dovrebbero in primo luogo porre attenzione alla giustizia sociale, al bene comune, alla crescita delle coscienze e alla condivisione dei cittadini.

 Considerazioni

A. Parlando di partecipazione a livello locale, intendiamo fare riferimento a due ambiti, diversi , ma non alternativi:

1. la presenza dei cittadini organizzati per promuovere/difendere i beni pubblici e i beni comuni in collaborazione con la Pubblica Amministrazione locale (Comune, Municipi, Asl, ecc, di seguito detta PA)
2. la presenza dei cittadini, e di altri soggetti riconosciuti come “portatori di interesse” (stakeholders), nella fase che precede le scelte programmatiche della PA o l’attuazione dei programmi.

B. Deve essere chiaro che la partecipazione comporta una redistribuzione dei poteri tra istituzioni, cittadini e cittadinanza attiva organizzata (di seguito detta CAO). Questo passaggio non è necessariamente conflittuale, ma può facilmente esserlo. Si tratta dunque di mediare e comporre le visioni, gli interessi e le responsabilità delle parti.

 C. Deve essere altrettanto chiaro che la partecipazione affronta oggi il vuoto drammatico della grande debolezza dei “corpi intermedi” politici e culturali (partiti, associazioni generaliste, ecc.) nel loro ruolo di collegamento tra i cittadini e le istituzioni. In tale ruolo sono subentrati associazioni e comitati, a volte portatori di interessi generali in difesa dei beni comuni, ma a volte portatori di interessi frammentati e/o locali. Non deve essere d’altra parte sottovalutata l’influenza sulle istituzioni di alleanze meno visibili di poteri forti; sono altresì da considerare le relazioni necessarie, ma spesso non semplici, con altre sovranità pubbliche.

 D. Si impone quindi una attività di mediazione, in vista della formazione del programma della PA. Tale attività ha bisogno di riferimenti ideali e culturali, che ritroviamo in primo luogo nei valori della Costituzione. Nel rispetto di questi valori , oltre che nell’ambito del complesso normativo, e non contro o fuori, devono essere mantenute le scelte mediate.

E. Per attuare il processo partecipativo sono indispensabili alcune pre-condizioni.

  1. Presupposto 1: la partecipazione deve essere considerata un diritto di tutti i cittadini e la sua promozione deve essere considerata un dovere della PA.

  2. Presupposto 2: una informazione completa ed accessibile e la trasparenza nell’adozione delle decisioni sono condizioni imprescindibili per ogni processo partecipativo.

  3. Presupposto 3: la PA non si limita a lavorare sulle emergenze, ma predispone programmi di ciclo, annuali, pluriennali.

  4. Presupposto 4: la PA coinvolge nel rinnovamento partecipativo gli Assessorati e i Municipi ( ad es. con Consigli dei Presidenti o Consulte degli Assessori municipali).

  5. Presupposto 5: la PA coinvolge con strumenti e scelte adeguati l’intera organizzazione comunale (formazione dei dipendenti, verifica dei risultati, selezione dei dirigenti, ecc.), riorientando l’attuale sistema con il duplice scopo di promuovere la partecipazione interna e di diffondere nella macchina comunale una cultura che veda nella partecipazione dei cittadini un arricchimento della qualità del servizio pubblico e non un fastidioso intoppo per la sua attività.

F. Sulla predisposizione dei programmi e sulla verifica dei risultati la PA chiama i soggetti definiti nei punti A1 e A2 prima della conclusione delle rispettive fasi, tramite il metodo della programmazione democratica circolare.

G. E’ necessario tenere presente che il normale conflitto intrinseco al processo partecipativo verrà risolto a favore di chi saprà conquistare l’egemonia nel confronto, ottenuta grazie all’uso intelligente delle rappresentazioni della realtà in esame, argomentate e coerenti, e delle risorse delle parti. Resta altrettanto chiaro che una vittoria ottenuta dalla PA, usando solo il potere istituzionale o dai soggetti partecipanti, usando ad es. ricatti elettorali o mobilitazioni demagogiche e particolaristiche, non produce risultati positivi per la crescita della “nostra” concezione di partecipazione. E’ quindi necessario distinguere: il conflitto buono/costruttivo, che aumenta la complessità e il capitale sociale, trovando sintesi a somma positiva,

dal conflitto negativo/distruttivo, che semplifica in modo semplicistico e populistico la situazione, sbocca in vicoli ciechi e distrugge una o entrambe le parti (problemi connessi dei “buoni generali” e degli stupidi/incapaci).

 H. Come detto al punto A, la partecipazione riguarda la gestione e l’attuazione dei servizi e dei beni comuni della città (collaborazione), nonché la formazione delle scelte della PA (partecipazione alle decisioni). I due ambiti hanno caratteristiche diverse, che necessitano esplicazione.

H1. Collaborazione

Si tratta di integrare il volontariato, sopratutto quello organizzato, nel sistema di erogazione dei servizi, valorizzandone autonomia, motivazioni, risorse, competenze, all’interno dei programmi della PA.

La CAO -qualunque sia il suo oggetto: ambiente, cultura, assistenza, sport, ecc.- deve essere chiamata a partecipare per predefinire le scelte della PA all’interno del processo di programmazione circolare e ad attuarle, per la parte di competenza, verificarne i risultati, riprecisarne i programmi, ecc.

La partecipazione della CAO comporta una esplicita e riconosciuta adesione volontaria all’integrazione nella P.A.

E’ necessario prevedere regole per “accreditare” la CAO che aderisce al progetto di sussidiarietà alla gestione/erogazione dei servizi. Tali regole prevedranno l’adesione a valori comuni e a specifiche norme procedurali (recuperando alcuni metodi della Città Educativa).

Si prende tuttavia atto che esistono forme di CAO, che, pur non aderendo a processi di integrazione istituzionale, possono esplicare funzioni sociali e in quanto tali, come previsto dalla Costituzione, vanno rispettate e tutelate.

H2. Partecipazione alle decisioni

Pur nel rispetto dell’articolazione delle responsabilità, assegnate dalla normativa vigente agli organismi rappresentativi, si riconosce che il contributo dei cittadini e dei portatori di interesse alla valutazione dei problemi sociali e all’indicazione delle possibili soluzioni costituisce un interesse della comunità e quindi della PA. Pertanto la PA favorisce l’espressione delle posizioni e delle volontà dei cittadini e dei portatori di interesse e ne garantisce l’ascolto e la valutazione, utilizzando anche specifiche tecniche di facilitazione.

Nell’adozione delle decisioni, ai vari livelli dell’attività amministrativa, è necessario che siano esplicitati i motivi per cui si accettano o si respingono i punti di vista e le volontà di tali soggetti.

 Conclusioni

Consideriamo questo nostro lavoro un contributo alla realizzazione della parte del programma del Sindaco Marco Doria, relativa alla partecipazione.

Invitiamo il Sindaco a dare corso ad un grande processo di promozione della partecipazione, che comprenda la stesura della “Delibera comunale quadro sulla partecipazione e sulla cittadinanza”, prevista nel suo programma elettorale. Tale processo darebbe un segno distintivo al rinnovamento che i suoi elettori e la cittadinanza si aspettano.

Ulteriore importante decisione sarebbe coinvolgere in tale processo personalità politiche capaci ed autorevoli, che indirizzino il complesso percorso partecipativo nei versanti culturali, sociali, istituzionali, giuridici ed organizzativi.

 Genova, gennaio 2014

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