Carta di Genova – Dal G8 di Genova alla Laudato si’ – Il “Giubileo” del debito

A conclusione della giornata dedicata al tema del debito:

giubileo

Dal G8 di Genova alla Laudato si’ – Il “Giubileo” del debito?
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19 luglio 2016, ore 9 – Palazzo Ducale
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è stata stilato la “Carta di Genova”, nella quale sono sintetizzati i principali contenuti della giornata e gli impegni assunti:
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Per contatti e adesioni, fare riferimento a:
– Antonio De Lellis   adelellis@clio.it
– Antonio Manti  mantanna@tin.it

“Le memorie del Bisagno”: ciclo di incontri sulla gestione responsabile del territorio

Nuove mani nella città. Quattro incontri per parlare di Genova e i suoi quartieri come responsabilità comune.


clicca qui per scaricare la locandina completa con date. temi, luoghi e relatori
La pagina Facebook “Memorie del Bisagno” è attiva, se invitate tutti i vostri amici a visitarla e a cliccare “Mi Piace” riusciamo ad ottenere altissima visibilità.
Coordinamento Associazioni/Comitati
Progetto Memorie del Bisagno

 

“Le memorie del Bisagno”

"Le Memorie del Bisagno" è un progetto che intende riportare il Torrente e la sua Valle al centro dell'attenzione dei cittadini e far sì che il "Bisagno" non sia soltanto sinonimo di alluvione e dissesto. 
Bisagno è anche Bellezza, Comunità, rete di associazioni e cittadini. Riscoprire la Val Bisagno significa conoscere e 
affrontare i problemi proponendo quelle soluzioni "dal basso" che servono per migliorare la nostra città.
Il progetto si articolerà nei prossimi mesi attraverso una serie di iniziative da costruire e concordare insieme. 
Vi aspettiamo!

Alcune proposte emerse nei primi incontri:
- bicilettata da realizzare a Marzo-Aprile 2016;
- recupero di aree destinate a servizi stagionali all’aria aperta (verde, giochi e sport);
- accesso in alveo e avvenimenti collaterali, orti urbani;
- criticità dei versanti: pulizia e recupero dei sentieri;

Ci sarà inoltre chi si occuperà anche di
• Raccogliere le memorie, le cronache, le fotografie, qualunque documentazione capace di raccontare la vita nel Bisagno
• Gestione partecipata del territorio: Contratti di Fiume, norme generali sulla partecipazione, questionario sulla partecipazione
• Formazione – Educazione: lavoro con le scuole, scuola Popolare; per maggiori informazioni clicca qui
• Sistema di vallata: riconnessione dei nuclei storici, sentieristica e aree ex agricole da rivitalizzare.
Per vedere come nasce questo progetto sì può consultare:
http://www.amicidipontecarrega.it/2015/10/12/memorie-del-bisagno-secondo-incontro-oggi-allarci-ponte-carrega/
http://www.dicat.unige.it/isf/?p=1392
http://www.amicidipontecarrega.it/2015/09/28/memorie-del-bisagno-si-parte/

Chi è interessato a partecipare al progetto può 
scrivere a memoriabisagno@gmail.com


Appello per una legge elettorale

Il 19 febbraio scorso si è svolto allo Zenzero un incontro sulla nuova bozza di legge elettorale (il famoso “Italicum”). La relazione ed il successivo dibattito hanno espresso una forte preoccupazione rispetto alle ripercussioni che tale legge, se venisse approvata, avrebbe sul nostro sistema democratico. Come al solito inizialmente ci siamo solamente depressi di fronte ad una situazione che ci sembrava irrisolvibile, ma non è nel nostro DNA farci scoraggiare e dichiararci impotenti, per cui abbiamo stilato l’appello che potete leggere di seguito.
Abbiamo deciso di sottoporlo prima di tutto alla vostra attenzione, invitandovi caldamente a leggerlo e ad esprimere eventuali adesioni.
Successivamente valuteremo le modalità per diffonderlo nel modo più incisivo possibile.

Il Direttivo Zenzero

Appello per una legge elettorale che contemperi stabilità e rappresentanza

La sentenza della Corte Costituzionale n° 1/2014  ha dichiarato illegittime alcune parti della legge elettorale  in vigore: il premio di maggioranza e le liste bloccate.  La motivazione di fondo è che in un sistema democratico- parlamentare (in cui, come previsto dalla Costituzione, la sovranità appartiene al popolo) l’eguaglianza del diritto di voto dei cittadini è fondamentale e non può essere compressa in modo irragionevole e sproporzionato nella sua efficacia neanche per perseguire un fine legittimo quale la stabilità di governo e dei processi decisionali parlamentari.

A seguito del pronunciamento della Corte, pur prendendo atto che una legge elettorale comunque esiste, per cui in ogni momento si può rinnovare il Parlamento, è diventato politicamente improcrastinabile  approvarne una nuova, rispettosa dei principi costituzionali.

Il PD ha preso l’iniziativa ed ha presentato un suo disegno di legge, frutto dell’accordo Renzi – Berlusconi, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.

Una proposta che ad una  prima lettura  sembra tener conto  dei rilievi della Corte, indicando una soglia minima per ottenere il premio di maggioranza e riducendo il numero dei candidati  delle liste bloccate , ma se si leggono in modo unitario i vari elementi costitutivi del disegno di legge risulta molto evidente che il risultato pratico dello stesso non sarebbe più neanche il “rafforzamento del sistema bipolare”, ma semplicemente la costruzione di un sistema bipartitico. Non è un’interpretazione arbitraria o forzata , è sufficiente elencare le caratteristiche principali del disegno di legge.

Soglia di sbarramento  del 4,5% per i partiti coalizzati, dell’8% per i non coalizzati,  soglia del 37% per ottenere il premio di maggioranza assoluta, ovvero il 53% dei seggi parlamentari. Infine il colpo ad effetto, se nessun partito/coalizione supera la soglia  si va al ballottaggio tra i primi due partiti o coalizioni, al fine di assegnare  la maggioranza assoluta dei seggi. Con la proposta del  ballottaggio la politica italiana esprime il meglio della sua creatività , saremo l’unico paese europeo ad avere questo sistema. Le simulazioni, basate sui risultati delle ultime elezioni politiche, dicono che con questa legge sarebbero presenti in Parlamento solo tre partiti/coalizioni.

Del resto, se questo sistema elettorale venisse approvato, dal punto di vista dell’interesse dei due partiti maggiori, l’importante sarebbe arrivare al ballottaggio e con il minor numero di alleati possibili, cosi la soglia dell’8% escluderebbe i non coalizzati, per scelta o per esclusione. Si potrebbero realizzare situazioni per cui coalizioni o partiti con il 20-25 % di voti, con il  sistema del ballottaggio,  otterrebbero la maggioranza assoluta di rappresentanti, in dispregio al principio di uguaglianza del voto. E soprattutto renderebbe molto difficile l’ingresso in Parlamento di nuove rappresentanze politiche, limitando  molto il diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ( art. 49 Cost.).

Riteniamo illusorio e sbagliato pensare di governare con un consenso minoritario ed artificiosamente sovrarappresentato un paese come l’Italia, con una lunga storia di pluralismo culturale e civile, con differenze territoriali radicate,  a cui oggi si sommano forti  diseguaglianze economiche tra ceti sociali e persone.

Purtroppo il dogma della governabilità non si pone neanche la questione. L’importante è decidere ed in fretta. La qualità delle decisioni e la condivisione delle stesse diventano secondarie.

Invece  proprio la nostra storia plurale dovrebbe indurci ad una legge elettorale inclusiva e capace di realizzare un equilibrio costituzionalmente sostenibile tra  stabilità e rappresentanza.

Non è escluso d’altronde che la nuova proposta possa essere ancora in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza del voto dei cittadini.

Auspichiamo che il confronto in Parlamento e nella società si concentri su alcuni punti chiave della proposta di legge e produca modifiche coerenti con gli obiettivi citati, ed in particolare :

  •     abolizione del ballottaggio tra partiti/coalizione;
  •     adozione di una soglia di sbarramento del 4%, valida per i partiti coalizzati e non, in modo da disincentivare coalizioni dettate da mero spirito di sopravvivenza;
  •     possibilità per gli elettori di scegliere i candidati, oltre che la lista;
  •     approvazione, in parallelo, di una legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.

Genova,   febbraio  2014                       Circolo ARCI Zenzero

Tesi per un percorso partecipativo

 Premessa. Significato della partecipazione

Viviamo in tempi in cui la democrazia viene attaccata non solo nei suoi risvolti concreti, ma anche dal punto di vista ideale e culturale. Gli organi rappresentativi sono spesso lontani dalle esigenze e dal comune sentire dei cittadini e sono spesso egemonizzati da lobbies di poteri forti, che non disdegnano il malcostume e anche la corruzione. Si afferma l’ideologia del “salvatore della patria”, a cui affidare le sorti della comunità, come garanzia di giustizia e imparzialità. Questo vecchiume ci viene proposto come modernità, che ha diritto di sostituire le tradizionali forme della democrazia.

Riteniamo invece che bisogna andare in altra direzione: non restringere la gestione del potere, non marciare verso regimi oligarchici, ma affermare la democrazia, correggere le storture dell’attuale sistema, facendo partecipare alla gestione del potere la maggior parte possibile della cittadinanza, quale garanzia che le scelte politiche, rese particolarmente difficili dalla crisi economica e sociale in atto, perseguano il bene comune e non gli interessi di una minoranza.

Siamo convinti che il salto di qualità consista:

  • a livello ideale nell’accettare il concetto della “funzione pubblica dei cittadini”,

  • a livello politico e amministrativo nell’applicare questo principio nella prassi quotidiana, in un processo che si ponga l’obbiettivo della maggiore partecipazione possibile.

La difesa dei beni comuni, oggetto delle mire degli speculatori, non può non fare riferimento a coloro che, con la privatizzazione di tali beni, verrebbero espropriati di diritti e servizi. D’altra parte i problemi di valenza generale otterrebbero la migliore soluzione dal contributo partecipativo dei soggetti (cittadini e lavoratori), che quei problemi vivono e/o subiscono.

Non nascondiamo che l’allargamento della democrazia, costituito dal processo partecipativo, sia oneroso e difficile. Non è semplice:

  • dare a tutti la possibilità di esprimersi (a partire da quei soggetti a cui questa possibilità è stata storicamente negata),

  • ascoltare i diversi punti di vista, che portano interessi a volte contrastanti,

  • valutare le diverse posizioni e metterle in ordine secondo principi di giustizia,

  • mediare tra le diverse proposte e adottare le decisioni, che corrispondano il più possibile al bene comune, con la maggiore condivisione possibile.

Ma è questo il compito della politica, questo sarebbe il segno del cambiamento che oggi i cittadini si aspettano. Per tali scopi c’è bisogno di personalità politiche, molto più capaci di manager abili a far quadrare i conti, perché, oltre alla compatibilità economica, tali figure dovrebbero in primo luogo porre attenzione alla giustizia sociale, al bene comune, alla crescita delle coscienze e alla condivisione dei cittadini.

 Considerazioni

A. Parlando di partecipazione a livello locale, intendiamo fare riferimento a due ambiti, diversi , ma non alternativi:

1. la presenza dei cittadini organizzati per promuovere/difendere i beni pubblici e i beni comuni in collaborazione con la Pubblica Amministrazione locale (Comune, Municipi, Asl, ecc, di seguito detta PA)
2. la presenza dei cittadini, e di altri soggetti riconosciuti come “portatori di interesse” (stakeholders), nella fase che precede le scelte programmatiche della PA o l’attuazione dei programmi.

B. Deve essere chiaro che la partecipazione comporta una redistribuzione dei poteri tra istituzioni, cittadini e cittadinanza attiva organizzata (di seguito detta CAO). Questo passaggio non è necessariamente conflittuale, ma può facilmente esserlo. Si tratta dunque di mediare e comporre le visioni, gli interessi e le responsabilità delle parti.

 C. Deve essere altrettanto chiaro che la partecipazione affronta oggi il vuoto drammatico della grande debolezza dei “corpi intermedi” politici e culturali (partiti, associazioni generaliste, ecc.) nel loro ruolo di collegamento tra i cittadini e le istituzioni. In tale ruolo sono subentrati associazioni e comitati, a volte portatori di interessi generali in difesa dei beni comuni, ma a volte portatori di interessi frammentati e/o locali. Non deve essere d’altra parte sottovalutata l’influenza sulle istituzioni di alleanze meno visibili di poteri forti; sono altresì da considerare le relazioni necessarie, ma spesso non semplici, con altre sovranità pubbliche.

 D. Si impone quindi una attività di mediazione, in vista della formazione del programma della PA. Tale attività ha bisogno di riferimenti ideali e culturali, che ritroviamo in primo luogo nei valori della Costituzione. Nel rispetto di questi valori , oltre che nell’ambito del complesso normativo, e non contro o fuori, devono essere mantenute le scelte mediate.

E. Per attuare il processo partecipativo sono indispensabili alcune pre-condizioni.

  1. Presupposto 1: la partecipazione deve essere considerata un diritto di tutti i cittadini e la sua promozione deve essere considerata un dovere della PA.

  2. Presupposto 2: una informazione completa ed accessibile e la trasparenza nell’adozione delle decisioni sono condizioni imprescindibili per ogni processo partecipativo.

  3. Presupposto 3: la PA non si limita a lavorare sulle emergenze, ma predispone programmi di ciclo, annuali, pluriennali.

  4. Presupposto 4: la PA coinvolge nel rinnovamento partecipativo gli Assessorati e i Municipi ( ad es. con Consigli dei Presidenti o Consulte degli Assessori municipali).

  5. Presupposto 5: la PA coinvolge con strumenti e scelte adeguati l’intera organizzazione comunale (formazione dei dipendenti, verifica dei risultati, selezione dei dirigenti, ecc.), riorientando l’attuale sistema con il duplice scopo di promuovere la partecipazione interna e di diffondere nella macchina comunale una cultura che veda nella partecipazione dei cittadini un arricchimento della qualità del servizio pubblico e non un fastidioso intoppo per la sua attività.

F. Sulla predisposizione dei programmi e sulla verifica dei risultati la PA chiama i soggetti definiti nei punti A1 e A2 prima della conclusione delle rispettive fasi, tramite il metodo della programmazione democratica circolare.

G. E’ necessario tenere presente che il normale conflitto intrinseco al processo partecipativo verrà risolto a favore di chi saprà conquistare l’egemonia nel confronto, ottenuta grazie all’uso intelligente delle rappresentazioni della realtà in esame, argomentate e coerenti, e delle risorse delle parti. Resta altrettanto chiaro che una vittoria ottenuta dalla PA, usando solo il potere istituzionale o dai soggetti partecipanti, usando ad es. ricatti elettorali o mobilitazioni demagogiche e particolaristiche, non produce risultati positivi per la crescita della “nostra” concezione di partecipazione. E’ quindi necessario distinguere: il conflitto buono/costruttivo, che aumenta la complessità e il capitale sociale, trovando sintesi a somma positiva,

dal conflitto negativo/distruttivo, che semplifica in modo semplicistico e populistico la situazione, sbocca in vicoli ciechi e distrugge una o entrambe le parti (problemi connessi dei “buoni generali” e degli stupidi/incapaci).

 H. Come detto al punto A, la partecipazione riguarda la gestione e l’attuazione dei servizi e dei beni comuni della città (collaborazione), nonché la formazione delle scelte della PA (partecipazione alle decisioni). I due ambiti hanno caratteristiche diverse, che necessitano esplicazione.

H1. Collaborazione

Si tratta di integrare il volontariato, sopratutto quello organizzato, nel sistema di erogazione dei servizi, valorizzandone autonomia, motivazioni, risorse, competenze, all’interno dei programmi della PA.

La CAO -qualunque sia il suo oggetto: ambiente, cultura, assistenza, sport, ecc.- deve essere chiamata a partecipare per predefinire le scelte della PA all’interno del processo di programmazione circolare e ad attuarle, per la parte di competenza, verificarne i risultati, riprecisarne i programmi, ecc.

La partecipazione della CAO comporta una esplicita e riconosciuta adesione volontaria all’integrazione nella P.A.

E’ necessario prevedere regole per “accreditare” la CAO che aderisce al progetto di sussidiarietà alla gestione/erogazione dei servizi. Tali regole prevedranno l’adesione a valori comuni e a specifiche norme procedurali (recuperando alcuni metodi della Città Educativa).

Si prende tuttavia atto che esistono forme di CAO, che, pur non aderendo a processi di integrazione istituzionale, possono esplicare funzioni sociali e in quanto tali, come previsto dalla Costituzione, vanno rispettate e tutelate.

H2. Partecipazione alle decisioni

Pur nel rispetto dell’articolazione delle responsabilità, assegnate dalla normativa vigente agli organismi rappresentativi, si riconosce che il contributo dei cittadini e dei portatori di interesse alla valutazione dei problemi sociali e all’indicazione delle possibili soluzioni costituisce un interesse della comunità e quindi della PA. Pertanto la PA favorisce l’espressione delle posizioni e delle volontà dei cittadini e dei portatori di interesse e ne garantisce l’ascolto e la valutazione, utilizzando anche specifiche tecniche di facilitazione.

Nell’adozione delle decisioni, ai vari livelli dell’attività amministrativa, è necessario che siano esplicitati i motivi per cui si accettano o si respingono i punti di vista e le volontà di tali soggetti.

 Conclusioni

Consideriamo questo nostro lavoro un contributo alla realizzazione della parte del programma del Sindaco Marco Doria, relativa alla partecipazione.

Invitiamo il Sindaco a dare corso ad un grande processo di promozione della partecipazione, che comprenda la stesura della “Delibera comunale quadro sulla partecipazione e sulla cittadinanza”, prevista nel suo programma elettorale. Tale processo darebbe un segno distintivo al rinnovamento che i suoi elettori e la cittadinanza si aspettano.

Ulteriore importante decisione sarebbe coinvolgere in tale processo personalità politiche capaci ed autorevoli, che indirizzino il complesso percorso partecipativo nei versanti culturali, sociali, istituzionali, giuridici ed organizzativi.

 Genova, gennaio 2014